Palmoli, terra d’Abruzzo Citra (così denominato sotto il regno di Napoli, per distinguerlo dall’Abruzzo Ultra, oltre il Sangro) compresa nella Diocesi di Chieti, sorge su un monte solitario a m. 727 sul livello del mare.

A poca distanza, nella vallata Nord, vi scorre un piccolo torrente, affluente di sinistra del fiume Trigno, chiamato Treste, ma anticamente denominato “Triste” per le sue disastrose devastazioni nei periodi di piena. Sul versante Est, il territorio confina con quello di fresa e di Dogliola e con un piccolo corso d’acqua chiamato “Vallone di Tufillo”. A Ovest, verso Carunchio, il territorio è limitato da un avvallamento denominato “Termine”, appunto perché costituiva il termine o confine del territorio della gloriosa Contea delle 17 Università di Monteodorisio. A Sud il territorio di Palmoli confina col Vallone di Celenza.

Il nome di Palmoli , nella sua forma più antica, è “Palmula” ed appare per la prima volta nella Donazione di Ugo di Grandinato del 1115. Fu chiamata così perché, prima che vi fosse edificato il Castello, quando abbandonati i vari “vicus” la gente si arroccò sul monte, questo era ricoperto da ulivi silvestri dal caratteristico color verde scuro, che spiccava tra il fitto bosco di querce secolari. Perciò la tradizione popolare ha chiamato per lungo tempo Palmoli “Palmoli Monteverde”.Nell’antichità, Monteverde si trovava sotto il dominio dei Frentani, fino al 319 a.c., quando divenne possesso romano, in seguito alla sottomissione del popolo frentano.

Dopo le invasioni Longobarde del VI sec. e Saracene del  IX e X sec., gli abitanti delle campagne e dei “Pagi” circostanti il fiume Treste cominciarono a risalire l’altura fino a quando,nell’XI sec., dopo i Normanni,  arrivarono a stabilirsi in cima al monte per meglio proteggersi dalle orde barbariche.

Si attesta la nascita del borgo medioevale di Palmoli al 1300 circa. Con la tipica struttura a “spina di pesce” (una struttura principale, da cui partono vicoli chiusi), il borgo costituiva il cuore della vita medioevale. Protetto da mura perimetrali, vi si accedeva tramite due porte, Porta da Capo e Porta da Piedi, che venivano chiuse durante la notte per evitare l’assalto dei briganti. All’interno del borgo si trovava e si trova tutt’oggi, il Castello Marchesale, il monumento civico più suggestivo e significativo di tutto il territorio. Il primo castello,secondo la tradizione popolare, fu  costruito nel 1095 da Pandulfo di Sangro dei Conti di Monteodorisio, la stessa tradizione popolare ricorda che furono costruiti contemporaneamente da tre fratelli della famiglia Di Sangro tre castelli: quello di Monteodorisio ; quello di Furci e quello di Palmoli all’estremità della contea. I tre castelli erano allineati e comunicavano fra loro di giorno con pali e colonne di fumo, di notte con fuochi.

L’attuale castello ha conosciuto almeno tre fasi di costruzione e di ampliamento: la prima nel periodo Svevo-angioino con la costruzione della torre cilindrica centrale,  i merli guelfi con la cosiddetta scarpa dodecagonale e il passetto che metteva in comunicazione la torre con l’appartamento del signore; la seconda fase  nel periodo D’Angio’- Durazzo (intorno al 1400) ha visto la costruzione del palazzo Marchesale, ora sede degli uffici comunali; infine, nella terza fase, nel periodo Borbonico (1772) il Marchese Severino di Gagliati fece costruire la Cappella di San Carlo annessa al castello.
Il 16 aprile 1928, tutto il complesso è stato dichiarato Monumento nazionale.
Al centro di quello che era il borgo medioevale sorge la Chiesa Madre S. Maria delle Grazie costruita intorno al 1500 probabilmente annessa ad una chiesa ancora più antica risalente al 1300. La chiesa, di stile toscano composito, è a croce latina a tre navate con ariosa cupola centrale, particolarmente ricca di stucchi, quadri, statue e decori; al suo interno, inoltre, racchiude varie cappelle di cui la più importante è senz’altro la cappella di San Valentino prete e martire, protettore di Palmoli dagli inizi del 700.

Fu infatti il marchese di Gagliati, signore e governante di Palmoli che ottenne nel 1824 la traslazione della salma del martire  Valentino nella chiesa di Palmoli e negli anni a seguire, fino ai giorni nostri la devozione è cresciuta sempre di più tant’è che i palmolesi venerano e festeggiano il santo oltre al 14 febbraio , giorno del suo martirio anche la prima domenica di settembre.

Nel territorio, poco distante dall’agglomerato urbano, vi è il Santuario “Madonna S:S: del Carmine” sorto nel sec. XIII, successivamente ingrandito ed abbellito con annesso il convento di Santa Maria del monte Carmelo, fondato nel 1583 dai monaci francescani dei minori Osservanti di san Ferdinando di Puglia e attualmente di proprietà della congregazione della S. Famiglia.